L’educazione alla legalità e alla Costituzione si presenta come un doppio.

Da una parte riguarda l’apprendimento (come funzionano degli organi dello Stato, le leggi, la storia), dall’altra riguarda il nostro concreto vivere quotidiano, cioè i nostri comportamenti, la nostra memoria comune e la qualità delle relazioni reciproche che viviamo ogni giorno a scuola. Sappiamo che dedicare studio e attenzione alla legalità, alla democrazia e alla sua storia, serve a ragionare meglio e a giudicare con maggior spirito critico le tante affermazioni approssimative e superficiali che circolano e separare la conoscenza dell’architettura della democrazia e la storia della difficile conquista dei diritti di legalità dalla concreta pratica di vita quotidiana, da costruire in classe e nella comunità, significherebbe svuotare di senso quelle parole, renderle astratte e, in definitiva, dimenticarci di chi ha perso la propria vita per mantenersi coerente nella richiesta di libertà e diritti costituzionali. Compito di noi adulti è dare l’esempio, essere credibili.

Scrivendo la sua celebre lettera ai giudici, che lo giudicavano per avere sostenuto l’obiezione di coscienza, don Lorenzo Milani affermava che La scuola siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi migliori, cioè iLegalitàl senso politico.

 

È quello che facciamo nelle nostre classi ed è quello che condividiamo con il procuratore Gratteri e con il giornalista Badolati che ringraziamo per l’importante contributo che passa attraverso il dialogo realizzato per questo filmato. Ricco di spunti e di metafore in una giornata come quella di oggi che, insieme a una strana primavera, celebra la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. 

 

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